Sandrine Josso: dalla parola pubblica alle raccomandazioni contro la sottomissione chimica
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Un caso che ha reso il fenomeno più visibile
La testimonianza della deputata ha ricordato che una somministrazione a insaputa della vittima può avvenire in un contesto privato, tra persone che si conoscono. La fiducia accordata al presunto autore non protegge dal rischio e può addirittura ritardare la comprensione di quanto accaduto.
Questa copertura mediatica ha anche mostrato l’importanza di una reazione rapida: lasciare il luogo, recarsi in una struttura medica e effettuare i prelievi prima che la sostanza venga eliminata.
Un rapporto consegnato al governo nel maggio 2025
Il 12 maggio 2025, Sandrine Josso e Véronique Guillotin hanno consegnato al governo un rapporto dedicato alla sottomissione chimica. Il loro lavoro chiede in particolare una risposta nazionale più chiara, una sensibilizzazione regolare del pubblico e un miglior quadro di accompagnamento delle vittime.
Tra le linee guida evidenziate figurano una campagna nazionale annuale e l’elaborazione di un riferimento da parte dell’Alta Autorità della salute per armonizzare le pratiche di presa in carico.
Perché è necessario un riferimento nazionale?
Oggi le vittime possono incontrare risposte molto diverse a seconda del luogo, dell’ora e del professionista consultato. Alcune vengono indirizzate rapidamente verso prelievi adeguati; altre si scontrano con una scarsa conoscenza dei tempi tossicologici o con l’errata idea che una denuncia preliminare sia sempre indispensabile prima di ogni cura.
Un quadro comune deve aiutare i professionisti a sapere:
- quali segni devono far sospettare un’esposizione provocata;
- quali prelievi effettuare e in quali tempi;
- come conservare la tracciabilità dei campioni;
- come accogliere un racconto frammentato senza colpevolizzare;
- verso quali strutture mediche, psicologiche e giuridiche indirizzare la persona.
Informare il pubblico senza ridurre il tema al GHB
Una campagna nazionale deve spiegare che non esiste una sola sostanza coinvolta. Farmaci, sedativi, stimolanti, anestetici o altri prodotti psicoattivi possono essere deviati.
Deve inoltre distinguere la sottomissione chimica, quando il prodotto è somministrato a insaputa della persona o sotto costrizione, dalla vulnerabilità chimica, quando un terzo sfrutta un consumo volontario.
Dare un vero spazio alla prevenzione
La prevenzione non può limitarsi a chiedere al pubblico di sorvegliare il proprio bicchiere. Deve anche responsabilizzare gli esercizi, formare i professionisti, migliorare l’accesso ai prelievi e garantire un accompagnamento senza giudizio.
Le protezioni per bicchieri e gli strumenti di rilevazione possono completare questo approccio, ma nessun test rapido ricerca tutte le sostanze e nessun risultato negativo permette di escludere una sottomissione chimica.
Riflessi semplici in caso di sospetto
- mettersi in sicurezza e restare con una persona di fiducia;
- chiamare il 15 o il 112 in caso di malore grave;
- consultare rapidamente, anche se i sintomi diminuiscono;
- conservare la bevanda, il contenitore e le informazioni disponibili;
- annotare gli orari e i consumi noti;
- non aspettare un ricordo completo per chiedere aiuto.
Dalla visibilità all’organizzazione delle cure
Il contributo principale del lavoro di Sandrine Josso e Véronique Guillotin è rendere la sottomissione chimica un tema trasversale: salute pubblica, giustizia, sicurezza, violenze sessuali, formazione e accesso alle analisi.
Il successo si misurerà meno dal numero di campagne che dalla reale capacità di una vittima di ottenere rapidamente ascolto, cure e prelievi adeguati ovunque sul territorio.