Décision judiciaire concernant le THC issu du CBD et la conduite

CBD, THC e guida: cosa ha realmente deciso la Corte di cassazione

Da ricordare. La Corte di cassazione non ha giudicato il CBD come una sostanza stupefacente. Ha ricordato che la commercializzazione legale di un prodotto a base di CBD non esclude l’infrazione quando l’analisi accerta che il conducente ha fatto uso di THC, sostanza classificata come stupefacente.

Qual era il problema giuridico?

Un conducente sosteneva che il THC rilevato provenisse da un prodotto a base di CBD commercializzato legalmente. La questione posta era quindi se l’origine del THC e la bassa concentrazione consentita nel prodotto potessero impedire la qualificazione di guida sotto l’effetto di stupefacenti.

Nella sua sentenza del 21 giugno 2023, la Corte di cassazione ha risposto che l’autorizzazione alla commercializzazione di alcuni prodotti derivati dalla canapa contenenti al massimo lo 0,3% di THC non ha incidenza sull’infrazione, purché sia accertato che il conducente abbia fatto uso di una sostanza classificata come stupefacente.

Ciò che la sentenza non dice

  • Non classifica il CBD stesso tra le sostanze stupefacenti.
  • Non significa che tutti i prodotti a base di CBD provochino sistematicamente un risultato positivo.
  • Non permette di affermare che tutti i cannabinoidi o «derivati» siano rilevati allo stesso modo.
  • Non trasforma la soglia tecnica di un test in un tasso legale consentito.
La distinzione essenziale. Il CBD e il THC sono due molecole diverse. Un test salivare per il THC ricerca il THC. Il rischio dopo il consumo di un prodotto a base di CBD deriva dalla presenza reale di THC residuo, da una contaminazione o da una composizione diversa da quella dichiarata.

Perché il tasso di THC nel prodotto non protegge il conducente?

La regola dello 0,3% riguarda le condizioni di produzione o commercializzazione di alcune varietà e prodotti derivati dalla canapa. Il Codice della strada riguarda invece la presenza rilevata da un’analisi salivare o ematica dopo l’uso di una sostanza classificata come stupefacente.

Si tratta quindi di due ambiti distinti: un prodotto può essere venduto legalmente e tuttavia esporre il suo utilizzatore a un risultato positivo al THC.

Soglia di rilevamento e soglia di incriminazione

Il decreto del 13 dicembre 2016 fissa a 15 ng/mL la soglia minima di rilevamento del THC per il test salivare stradale. Questa cifra descrive la sensibilità del dispositivo di rilevamento. Non costituisce una soglia al di sotto della quale la guida sarebbe autorizzata.

Dopo un test positivo, viene effettuata un’analisi di conferma in laboratorio secondo la procedura legale.

Quali sanzioni sono applicabili nel 2026?

La guida dopo l’uso di stupefacenti è punita con un massimo di tre anni di reclusione e 9.000 € di multa, con decurtazione di sei punti. In caso di cumulo con l’alcol, le pene possono arrivare a cinque anni di reclusione, 15.000 € di multa e nove punti decurtati.

Consiglio pratico: non guidate dopo aver consumato un prodotto che potrebbe contenere THC, anche se venduto come CBD. Nessun intervallo universale né autotest può garantire un controllo negativo futuro.

Perché questa decisione rimane importante

Obbliga a usare un vocabolario preciso. Non è il carattere « CBD » del prodotto a essere sanzionato, ma l’uso di THC accertato dall’analisi. Ricorda inoltre che una soglia di rilevamento non è una soglia di autorizzazione e che l’argomento della legalità commerciale del prodotto non basta a escludere l’infrazione.

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