Droghe sul lavoro: costruire una politica di prevenzione adatta alle posizioni a rischio
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Partire dal rischio professionale, non da un sospetto generale
Il consumo di alcol, stupefacenti o farmaci può diventare un rischio professionale quando altera la vigilanza in una posizione in cui un errore espone la persona, i colleghi, i clienti o il pubblico.
Il primo passo consiste nell’identificare le attività interessate: guida, macchinari, lavoro in quota, movimentazione pesante, sicurezza, interventi tecnici o manipolazione di prodotti pericolosi.
Integrare i comportamenti di dipendenza nel DUERP
Il documento unico deve riflettere le situazioni reali di lavoro. Non si tratta di scrivere che «i dipendenti consumano droghe», ma di analizzare i fattori che possono aumentare il rischio: orari atipici, stanchezza, isolamento, pressione, guida prolungata, disponibilità di alcol o cultura professionale che banalizza alcuni usi.
- descrivere le situazioni pericolose;
- valutare la loro gravità e probabilità;
- prioritizzare le misure collettive prima di quelle individuali;
- prevedere indicatori e una rivalutazione regolare;
- coinvolgere gli attori della prevenzione competenti.
Definire regole interne comprensibili
I dipendenti devono sapere quali comportamenti sono vietati, quali posizioni richiedono una particolare vigilanza, in quali circostanze una persona può essere temporaneamente esclusa da un compito e come chiedere aiuto.
Quando sono previsti test, il regolamento interno o il quadro interno applicabile deve essere studiato con attenzione. Il dispositivo deve rimanere proporzionato al rischio, non mirare indistintamente a tutti i dipendenti e prevedere garanzie in caso di risultato positivo.
Formare i manager a intervenire correttamente
Un manager non deve diagnosticare una dipendenza. Deve saper osservare i fatti, mettere in sicurezza una situazione e applicare la procedura.
- non lasciare guidare o usare una macchina quando esiste un pericolo immediato;
- far intervenire un secondo responsabile quando possibile;
- evitare qualsiasi esposizione pubblica della persona;
- annotare i segni osservabili senza trarre conclusioni mediche;
- contattare i soccorsi in caso di malore;
- indirizzare al servizio di prevenzione e salute sul lavoro.
Test salivari o urinari: qual è la differenza?
La saliva è generalmente utilizzata quando si cerca un’informazione su un consumo recente in un contesto sul campo. L’urina offre spesso una finestra di rilevamento più lunga e ricerca frequentemente metaboliti.
Nessuno di questi prelievi misura direttamente l’alterazione delle capacità. La scelta dipende dall’obiettivo, dalle sostanze mirate, dalle soglie, dal protocollo e dal quadro giuridico.
Gestire un risultato positivo senza improvvisare
- prendere una misura di sicurezza immediata se la posizione lo richiede;
- preservare la riservatezza;
- verificare il rispetto delle istruzioni e del tempo di lettura;
- proporre la controanalisi o la conferma prevista;
- separare l’accompagnamento medico dalla decisione disciplinare;
- analizzare poi le cause organizzative e le misure correttive.
Il ruolo rispettivo del datore di lavoro e del dipendente
L’articolo L. 4121-1 del Codice del lavoro organizza l’obbligo di prevenzione del datore di lavoro. L’articolo L. 4122-1 prevede che ogni lavoratore si prenda cura, secondo le proprie possibilità e conformemente alle istruzioni ricevute, della propria salute e sicurezza nonché di quella delle altre persone interessate dai suoi atti.
Queste responsabilità sono complementari. Non permettono né al datore di lavoro di trasferire tutta la prevenzione sul dipendente, né al dipendente di ignorare le regole di sicurezza della posizione.
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